IMG_0406

#PIPPA: Correndo sulle orme di Lawrence

Thomas Edward Lawrence, meglio conosciuto com Lawrence d’Arabia, percorreva spesso il tratto di terra conosciuto come Wadi Rum, un deserto sabbioso che presenta formazioni rocciose molto particolari. Milioni di anni fa era fondale marino, ma poi è diventato l’habitat di numerosi beduini e specie animali. Un territorio strategico che separa la penisola arabica dal Sinai e dal quale spunta, nella sua parte più meridionale, la famosa città di Aqaba, che da il nome allo stretto sul quale si affaccia.

Il Wadi Rum è conosciuto internazionalmente anche per il suo fascino “hollywoodiano“. Molti film sono stati girati proprio fra queste sabbia, a partire dallo stesso “Lawrence d’Arabia” (1962) a film più recenti come “Transformes”. L’ultimo capolavoro però, è di matrice giordana. “Theeb” (dall’arabo “lupo”), è stato il primo film giordano a candidarsi al premio Oscar nel 2016. Interamente interpretato da beduini senza nessuna conoscenza del mondo cinematografico, il film narra la storia della catastrofe beduina dopo la creazione dei confini e di un bambino, attorniato da un mondo in guerra e della “Nahda” (la Grande Rivolta Araba), che ha suscitato nel popolo arabo, allora completamente disunito, il volere di una nazione unica e unita. Quest’anno tra l’altro si festeggia il suo centenario.

Correre sulle orme della storia, sulle vie che Lawrence percorreva durante le sue campagne contro gli ottomani, mi crea un sentimento inspiegabile. Passando attraverso queste distese vallate sabbiose e contemplando, durante le ore di allenamento, le rocce baciate dal sole, non ha prezzo. Solo, in mezzo al nulla. Qualche volta si incontra un gruppo di cammelli, che a quanto pare diventano aggressivi solo in inverno, ma in generale ti guardano come per dire “ehi tu, perché mi guardi con sorridendo?” e “ma perché devi venire proprio qui ad allenarti?”. I cammelli mi sono sempre stati simpatici e ne ho avuto la conferma. Sono protettivi, come ogni animale, ma sotto sotto sono buoni. Possono sopravvivere senza acqua un mese in inverno e due settimane in estate, incredibile. Me lo ha raccontato Hilal, un beduino. Anche il cammello può essere ricondotto a Lawrence, che ne ha fatto un mezzo di trasporto essenziale, essendo l’unico animale atto ad attraversare il deserto.

IMG_4468IMG_4470

Il sole in febbraio e marzo non batte così forte, sicché è possibile correre anche nelle ore di punta. Tuttavia mi sono sempre portato dietro una riserva di 3 litri di acqua “just in case”, come si suol dire. Mi ricordo questa frase, che mi è sempre rimasta impressa, dal giorno della graduazione nell’esercito. L’ufficiale che ci aveva preparato per la cerimonia continuava a dirlo con un accento tedesco molto pronunciato, e da quel giorno non me ne sono dimenticato. Insomma per tornare al deserto, l’allenamento comincia al mattino normalmente. Dopo la prima colazione nel campo. Un po’ di pane e marmellata, un po’ di hummus, un po’ di caffè ed eccomi pronto all’uso. 3 o 4 ore, perdendomi e scegliendo le vallate da seguire grazie a una foto satellitare della regione. L’unico problema, le distanze. Devo sempre cercare di regolarmi, vedere quanto ci metto a percorrere una vallata e stimare il tempo per percorrerne un altra. Insomma, come dice il mio caro amico Stefano, e per non essere volgari, “à la carte”.

Il momento più bello che ho passato al Wadi Rum però, l’ho vissuto qualche settimana fa nel campo tenuto da Abu Ziad, un lavoratore egiziano venuto a lavorare in Giordania per carenza di possibilità nella sua terra. I beduini però, sono abituati a ciò. Nel cuore in fondo, sono sempre nomadi. Arrivato al “Muhaiam Captain” (il campo captain), mi sono subito reso conto di essere l’unico ospite. Il campo era tipicamente beduino, con le tende nere e il mobilio volutamente “kitch”. Abu Ziad sapeva del mio arrivo e così mi ha accolto molto cordialmente, dandomi addirittura una camera con gabinetto e doccia privati. Discutendo con lui, ho capito che era davvero ben intenzionato. Ormai gli arabi ho imparato a conoscerli, dopo essermi fatto fregare una volta nel gennaio del 2011. Da quel momento ho giurato che sarei stato, non cento, ma mille volte più insistente e pesante di loro per sopraffarli. E ci sto riuscendo.

IMG_4472IMG_0374

Partito immediatamente per il primo allenamento, Abu Ziad mi ha portato da mangiare dicendomi di prendere la frutta in caso avessi fame nel tragitto. In effetti è stata un’ottima idea. Una mela fresca mi ha proprio fatto bene dopo un’oretta di corsa sulla sabbia rovente e fra i piccoli arbusti ancora in vita.

Tornato, quasi fossi a casa, Abu Ziad mi ha accolto come se fosse mia mamma. Mi ha detto “fai la doccia e poi mangi”. E così ho fatto. Ma la cosa più commovente è successa il giorno seguente. Dopo aver espresso la volontà di imparare a mettermi in testa la tipica sciarpa giordana (stile “kuffiah” palestinese ma con quadratini rossi e bianchi), Abu Ziad si è presentato a colazione dicentomi “hadha hidayati ilak” (questo e il mio regalo per te), porgendomi una nuova sciarpa. Commosso, ho subito voluto provarla ed ecco che Abu mi ha insegnato come fissarla, senza avere il cerchietto.Io non sapevo cosa dire. È proprio vero che chi non ha nulla, ti da tutto. Sembrava molto felice. Durante la corsa era come non avere nulla in testa (penso che correrò così la prima maratona).

FullSizeRender

Per me il Wadi Rum non è stato un luogo e basta. Ci ho lasciato il cuore e fortunatamente potrò tornarci ancora un’ultima volta prima del mio ritorno in Svizzera. È un posto magico che ti porta con l’immaginazione in un altro emisfero. Ho avuto la fortuna di vederlo anche con il cielo grigio e la tempesta di sabbia e posso assicurare che lo spettacolo era identico a quando c’era il sole.

Capisco, ora, perché Edward Lawrence si sia innamorato, non solo del popolo arabo, ma anche di queste zone meravigliose. Lui ha imparato ad amare gli arabi, ad apprezzarli, perché li ha conosciuti a fondo. Non potrò mai avere la sua conoscenza e saggezza, ma posso dire questo: ora capisco molte cose.

#PIPPA

1 comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *