Medaglia Gobi

#PIPPA- Il RACCONTO DELLA “GOBI MARCH 2016” – 2 more to go!!!

La Gobi March è ormai alle spalle. La seconda puntata è stata caratterizzata da una durezza di condizioni climatiche e di terreno tali da rendere la vita difficile anche agli atleti migliori.

Filippo Gobi 3

Per me la Gobi March è stata una bellissima esperienza. Ho sofferto molto ammetto, ma l’ambiente era geniale. Non posso spiegarlo ma questa volta fra i concorrenti si è venuto a creare qualcosa di piu rispetto alla Namibia. Termino 7, primo nella mia categoria, con 32 ore di corsa. Molto soddisfatto, pensando che reputavo questa la tappa più difficile delle quattro. Insomma, la più delicata.

Filippo Gobi 2

Voglio pero’ raccontarvi cosa è successo durante la tappa lunga, un pezzo di inferno su terra. Durante tutta la gara siamo stati esposti a tutte le possibili condizioni climatiche immaginabili: neve, pioggia, freddo al limite e caldo soffocante. E parlando proprio di caldo, devo ammettere che mai mi ero trovato a soffrire così tanto. Ma andiamo con ordine.

Questo genere di gare si decidono durante la tappa lunga. Prima è solo un riscaldamento ma nel cosiddetto “tappone” (solitamente 70-80km) si può fare la vera differenza e guadagnare, o rispettivamente perdere, tempo importante sugli avversari. Vietato sgarrare.

Già il giorno prima si sapeva che sarebbe stata una giornata lunghissima e durissima. Già il giorno prima le temperature erano altissime. Impossibile riposare sotto la tenda. La sabbia bollente. L’acqua così calda che sembrava té. La notte poi si è dormito senza sacco a pelo. Partenza alle 7 del mattino, un’ ora prima rispetto al normale.

Filippo Gobi 4

So che non potrò andare velocissimo. Soprattutto perché non voglio fare il botto come in Namibia. 3,2,1 si parte. Sono fra i primi ma tengo il passo molto lento. Vengo sorpassato costantemente da altri atleti presi dall’euforia. Decido correre 2 km e camminarne 1 per recuperare. QUesta sarà la mia tattica e mi piace. SOprattutto perché già dopo alcuni km mi ritrovo a recuperare tutti quelli che erano partiti pensando di correre i 100 metri.

Uno dopo l’altro crollano. Il sole è già nel cielo e riscalda le pietre nere del Gobi. Il terreno è variegato. Pietraie, sabbia, qualche villaggio. Arrivo al 3 CP (30km) in buone condizioni. Mi fermo, bevo qualcosa e riparto. Senza rendermene conto sono 5. In lontananza scorgo Iulian, l’atleta romeno protagonista fin a questo momento di una prestazione eccezionale. Non mi sembra stare molto bene e gli chiedo “bine?”, una delle poche parole che conosco in romeno dal momento che lui non parla nemmeno una parola di inglese. Lo passo, e non lo vedo più.

Avanzo imperterrito al mio ritmo alternato. Fatastico, di questo passo i meno di 10 ore sarò al traguardo. Il mio obiettivo però era quello di essere al CP4 (43km) a mezzogiorno, per affrontare gli ultimi 35 km della corsa nel periodo più caldo della giornata.

Dion, l’atleta australiano che compete per le prime posizioni, appare fra le dune pochi km dopo Iulian. Non posso crederci. Oggi tutto va in modo strano. Lo passo ma prima del CP4 mi riprende. Ci fermiamo entrambi a riprendere le energie, bere. Il CP è in un canyon non ventilato. Respirare è difficile. Perciò mi fermo a riprendere fiato. L’aria è quasi peggiore del sole. Ti soffoca. Ma il peggio deve ancora venire.

Filippo Gobi cANE

RIparto 5 minuti dopo Dion. 8km al CP5 dove ho previsto di mangiare il mio purée di patate. Il caldo però fa passare la fame. Il cibo comincia a starmi stretto, così come l’acqua che ha preso il gusto plastico delle borracce e sembra piscio. Il sale, la nausea e il vomito cominciano a farsi vivi. Ma quest’ultimo non riesce a vincere la mia volontà di farlo restare nello stomaco. Al CP5 una bella sorpresa: un pepsi bollente. Ma meglio di nulla alla fine dei conti. La bevo e via, si riparte per gli ultimi 28 km di corsa. 11km al CP6, punto critico prima di entrare nella fase finale. Qui il caldo diventa davvero insopportabile. Troppo, davvero troppo. Il vento, miglior alleato del sole che continua insistente a battere sulla testa, sul collo, sulle gambe, cerca di soffocarmi. Devo concentrare la mente verso la respirazione per evitare di svenire. Correre è quasi impossibile anche se ci tento per qualche centinaio di metri. Il terreno spacca la testa. Una strada sterrata piatta circondata da soli massi anneriti dal bruciore del sole e dal riflesso. Finalmente giungo al CP6. Ormai è quasi fatta. 8 ore fino a qui. Non male. GLi ultimi 17 km si fanno sapendo che è quasi finita. Mi fermo a chiacchierare, a ridacchiare con i volontari e Samantha, una delle organizzatrici. Mi racconta che i 5 passati prima di me erano fiaccati ma stavano bene. Io pero’ preferisco non rischiare mi siedo, mangiucchio qualche noce e cerco di bere l’acqua che nel frattempo è diventata quasi acqua sporca bollente.

Filippo stage 5

Vedo all’orizzonte un avversario, decido che è il momento giusto per rimettermi in marcia verso la fine. 10km al CP7 mi dicono, poi saranno i 7 finali. “Attento però, non ci sono posti rifornimento di acqua intermedi” avverte Sam. RIempio le borracce. Il caldo è davvero infernale.

Entro in un canyon bellissimo correndo dall’euforia ma presto vengo placcato dalla sabbia e da un calore insopportabile, mai provato prima. L’ostacolo è troppo imponente. Mi sembra di crollare ma avanzo. Dopo 3-4km un miraggio, almeno pensavo all’inizio. Dopo qualche istante mi accorgo che sono due persone reali offuscate dalla calura. Uno porta qualcosa nella mano e un altro ciondola come una danzatrice classica. Mi accorgo che qualcosa non va. Riconosco le divise: Dion sta portando lo zaino di Tommy Chen, l’atleta taiwanese giudicato il favorito.

Spariscono dietro una roccia. Non li vedo più. Girando la testa li vedo nascosti all’ombra di una roccia e decido di avvicinarmi. Il mio dovere era quello di sapere come stessero. Dion sta bene, Tommy è a terra moralmente e fisicamente. Ha bisogno di acqua. Mandiamo Dion, il più in forma di tutti alla ricerca di aiuti al prossimo CP, distante circa6-7km. Io sto con Tommy e lo convinco ad avanzare per avere più possibilità di essere aiutati. Partiamo. Mi metto il suo zaino sulle spalle e si va. Tommy mi prende la mano, vuole sentirsi sicuro. Si bagna la faccia ma gli dico di preservare l’acqua che non abbiamo in abbondanza. Poi una jeep appare da dietro dopo circa 1km. Miraggio. “Stop, abbiamo bisogno di acqua” ho urlato. TOmmy si stravacca all’ombra del 4×4, lo seguo. Ci bagnano e ci riforniscono di acqua. I fotografi scendono dalla macchina e ci assillano con foto e video. TOmmy non sta bene. Ci alziamo, mi prende la mano e andiamo. DOpo 50metri scoppia a piangere. “Io non voglio perdere questa gara, ho dato tutto. Mi dispiace per te Filippo”. Ho detto a Tommy che può succedere a tutti e ora deve pensare ad arrivare al CP7. Continuiamo ad andare, andare. Il terreno è molto cattivo. Sabbia molle, un continuo saliscendi ripido.

In cima ad una collina scorgo infine il CP7, ma sembra essere ancora almeno a 2km di distanza. Proseguiamo, Tommy riprende il suo zaino. Arriviamo al CP. Evviva. Tommz esulta, è felice. “Filippo mi hai salvato la vita”. Ci riposiamo insieme. Daniel, l rgazzo messicano, passa dopo un’ora. Si ferma con noi. Anche Iulian è ormai al CP7. Decidiamo quindi di ripartire tutti insieme per affrontare gli ultimi 7km.

Iulian parte spedito. Tommy non ora chiedermi di ragigungerlo anche se vorrebbe perchè ha poco vantaggio su di lui. Io e Daniel lo sproniamo ad inseguirlo. Raggiunto Iulian, ormai lo vediamo a malapena in lontananza. E come sfuggito alla mia vita. Il caldo però, anche se sono le 7.30 di sera, è sempre sui 45/50 gradi (5/10 gradi in meno di qualche ora prima).

Improvvisamente Tommy torna indietro a corsa. Non capiamo che cosa voglia fare. Ma quando arriva da noi si mette ancora a piangere. “Non è giusto Filippo. TU mi hai salvato la vita e io non posso farti questo. Dobbiamo finire insieme. Penso sempre a me stesso e non è giusto. Non è importante vincere”. Mi sento male, vorrei piangere ma le condizioni di strazio non me lo permettono.

Continuiamo insieme fino alla fine, mano nella mano, come fratelli. All’arrivo mi viene da piangere. Corriamo insieme e tutti ci attendono applaudendo. Ci abbracciamo. Tutti mi ringraziano. Non realizzo bene.

Filippo Tommy 3 Filippo Tommy 2 Filippo Tommy 1

Il sole va finalmente a dormire. Ma il calore da lui lasciato sembra non volerne sapere e le temperature sembrano quasi le stesse anche quando è notte. La stanchezza è troppa ma quando si decide di dormire comincia la tempesta di sabbia. La tenda cade. Decido di dormire fuori e mi risveglio seppellito dalla sabbia, che nel frattempo si è ifilata in ogni sprazzo possibile.

Finisce una tappa da incubo in un deserto molto ostico. Ma quello che ho apprezzato di piu di tutto ciò è stato quello che mi ha dato il poter aiutare un campione, un avversario, un amico, un concorrente, insomma come volete chiamarlo. Niente mi rimarrà più impresso di questi momenti per queesta gara. SOno sicuro che anche Tommy la pensa così. Niente è più gratificante di sapere di aver fatto del bene ad un altro essere umano. QUeste sono le cose che ti aiutano a migliorare come uomo.

Questo sport è un continuo insegnamento alla vita. Pochi sono gli sport che oggi possono vantare una tale virtù. E la corsa estrema penso sia unica. Insegna che l’importante è essere prima amici, compagni e poi avversari. Divertirsi ma aiutare. Ezsere primi e ultimi solo in classifica e non nella vita. Ma soprattutto mi ha insegnato che dare non significa automaticamente anche ricevere. Ho imparato chiaramente che si può dare tanto senza ricevere nulla. Anzi ricevere solamente belle energie dallaltro, che apprezza le tue azioni.

Filippo Daniel Tommy stage 5 gobi

Voglio solo ricordare questo. La Gobi March per me rimarrà questo. RIngrazio il Team 4Deserts per aver pensato a me per il premio “sportsmanship” ma non era giusto. Se lo avessero dato a me, lo avrebbero dovuto dare anche a Dion Leonard, perchè anche lui lo meritava tanto quanto me.

Filippo Gobi medaglia

#PIPPA

2 comments

  1. Caro Filippo, premetto che non ti conosco, ma ho apprezzato tantissimo il tuo racconto.
    Avevo già letto alcuni sprazzi su Facebook, ma la tua versione me la sono gustata ancora di più 😉
    Credo tu sia davvero una bella persona.. e chi lo sa, magari un giorno riusciremo pure a fare conoscenza..
    Continua così!

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