banfdiera taiwan

Una bella storia da raccontare, grazie Taiwan! #Pippa

Sono le 8 di sera a Taipei, capitale della Repubblica cinese di Taiwan. Già al controllo passaporti mi accorgo della differenza con la Repubblica popolare. La gente molto cordiale, tutti che parlano inglese… insomma un altro mondo seppur la lingua sia sempre il cinese. Esco dal ritiro bagagli e mi vedo di fronte 3 bellissimi cartelli insieme a due ragazze (Ares e Etta, collaboratrici di Tommy) che mi salutano sorridendo. Io, da buon turista cinese chiedo: “posso fare una foto?” – haha (mi metto a ridere pensando che di solito sono proprio gli asiatici a chiederlo) – ma riesco a scattarne una e male. Lo so, mi sentivo un pirla.

welcome

La conferenza stampa è l’indomani, quindi ho tempo per riposarmi. Ares prende un taxi con me. il taxista si intromette nella discussione dicendo che devo visitare molte cose. Lei invece, molto organizzata, mi spiega lo svolgimento della giornata e mi da alcuni regali (foto, braccialetti e persino una lampada da campo molto utile).

Il giorno dopo un taxi mi porta alla conferenza stampa, già incominciata da tempo, ma che mi vedrà protagonista insieme a Tommy dopo circa 40′ dall’inizio. Nessuno sa che sono qui. Solo Ares e Etta. Il clima fuori è afoso, molto caldo. insomma, un forno vero e proprio. Non essendo abituato a questo clima, per non sudare è essenziale per me passare da edificio a edificio.

Aspetto una ventina di minuti fuori dalla sala stampa. Etta esce di corsa e mi dice “vieni vieni” in cinese (non parla inglese, ma si fa capire). Entro nella sala senza accorgermi della gente presente, ma capisco che sono tante persone dal “ohhhhhh” che sussurrano non appena varco la porta. Insomma, chi si aspetterebbe mai un malato mentale che passa mezzo mondo per fare una sorpresa a una persona di 15 minuti? Io queste cose le ho fatte, più di una volta. ok, forse non fino a Taiwan, ma comunque. Questa è una bella dimostrazione di amicizia.

Tommy è girato verso il suo amico che fa da mediatore. In cinese gli sta spiegando chi sono. Io devo prendergli la mano e lui indovinare. Prima di me sono passati suo padre e poi il suo allenatore. Non mi riconosce. Tutti ridono. Poi comincia a toccarmi, palparmi le spalle, le braccia, le mani, per cercare di riconoscere. Improvvisamente dice “non pensavo avessimo questo budget… mmmh… è impossibile!”. Poi lo speaker “questa mano la conosci molto bene” ma lui non crede che possa essere io. È troppo complicato. Ma quando apre gli occhi, ecco che si gira e mi vede. Fa un balzo all’indietro, il suo sorriso fa allagare la sua bocca quasi fino alle orecchie. Comincia ad urlare, solito di Tommy che urla sempre ( in positivo). Poi l’abbraccio. che emozione. Non ci crede. Io continuo a ridere.

prima sopresasopresa!speech 1

Il mio speech non lo ricostruisco, ma il succo è questo: sono venuto dall’Europa fino a qui per dimostrare il valore di un campione come Tommy, che ha saputo rialzare la testa in un momento difficile e che mi ha dimostrato di avere imparato qualcosa. Inoltre per ringraziare Taiwan per il grande entusiasmo con il quale ha vissuto il mio gesto umano.

io speech

Bello, davvero emozionante. Dopo la conferenza, le interviste. I giornalisti braccano Tommy, io però sono tutto per i fans del corridore taiwanese. Foto dopo foto, autografi. Poi le foto insieme a Tommy e ai suoi fans. Ecco che passiamo agli autografi. Gente che si fa autografare il libro, ma anche portafogli, telefonini. Insomma, ci ho pensato su un attimo prima di buttarmi con l’indelebile nero.

Uno degli sponsor di Tommy, I-Mai, mi pone pure dei fiori. Che bel gesto. I genitori di Tommy vengono da me a ringraziarmi tanto. Mi sento onorato. Nel Gobi non ci eravamo parlati, ma ero sicuro che non ne avevano avuto l’occasione.

Poi tutti a cena, con i genitori e gli amici. Anche a Taiwan, come in Cina, molti ristoranti buoni si trovano nei centri commerciali. Insomma, sotto la sala conferenza. perfetto. Dopo la cena, andiamo a bere una birra con Tommy, Ares e Jar, un americano che partecipa alle gare e che per caso mi ha contattato dicendomi che si trovava a Taipei. Che strana coincidenza.

con jar

Da martedì passiamo a venerdì. Tutto il giorno pasato con Ares e Etta, che mi hanno letterlamente viziato, come un bambino. Prima mi hanno offerto un pranzo spettacolare in un piccolo ristorante coreano, dove il gerente, nella più grande leggerezza, mi ha pure aiutato a mischiare la mia zuppa, come se fossi un rimbambito (chiaramente tutti ridevamo).

Poi mi hanno portato al tempio di Confucio di Taipei, autentico gioiellino storico. Ho addirittura potuto porre una domanda alla divinità, che mi ha risposto in maniera più che positiva (ma chiaramente non vi dirò che cosa ho chiesto).

infine, dopo avermi ancora offerto un caffé e una bevanda tipica fatta di fagioli verdi, mi hanno riportato all’ufficio dove lavorano per Tommy. Il posto è molto accogliente, ci sono tutti i vari premi vinti dal campione taiwanese e pure posto per dormire. Insomma, un vero appartamento. Quando Tommy arriva, quasi non credo ai miei occhi. Non me ne ero accorto prima, ma fra tutti i premi, uno di loro mi colpisce particolarmente: la torcia olimpica di Londra 2012. Io sgrano gli occhi, lo guardo, poi riguardo la torcia, poi guardo Etta che si mette a ridere per la mia espressione esterrefatta. Chiedo allora di poterla prendere in mano. La tolgo dal suo piedistallo e la ammiro da vicino. Ce ne sono solo 2 mila esemplari in tutto il mondo. Ma perché, se lui non è andato alle olimpiadi, a potuto correrci? Tommy allora si apre, mi racconta della sua malattia. Un cancro benigno alle ghiandole salivari che fortunatamente è stato esportato senza conseguenze drammatiche. Ma la cosa incredibile è che lui, dopo essere stato esortato a smettere di correre per il rischio di una ricaduta, ha alzato la testa, come ha fatto quando eravamo insieme nel Gobi, e ha continuato a correre, alla faccia di tutti gli esperti che lo davano per spacciato. Ed è così che il comitato olimpico taiwanese gli ha concesso il privilegio di correre per 300 metri con la torcia olimpica sulle strade di Londra 4 anni fa. Che forte. Mi emoziono quando mi dice che dopo quello che gli è successo apprezza molto di più la vita, la affronta sempre con il sorriso e quando ha visto il gesto che ho fatto per lui non aveva parole.

io torcia

Dopo una visita al centro Runbase, gestito da I-mai, sponsor di Tommy, mi devo congedare e incontrare Adriano e Ivano, due taiwanesi che parlano italiano. Li invito a cenare con me per parlare di argomenti politici. La serata, molto piacevole, si conclude verso le 10. Sono cotto ma l’indomani si va a correre con Tommy e il suo team perciò bisogna riposare.

Sabato mattina, alle 7.30, sono già pronto alla fermata del metrò per aspettare i ragazzi e partire per il nord dell’isola. Teoricamente Tai-Pei significa “il nord di Taiwan”, perciò la città sarebbe Taipei City per specificare. Piccola lezione modesta di mandarino, che non capisco proprio e mi spaventa solo all’idea di provare ad impararlo (anche se aprirebbe le porte a un mondo spettacolare).

Andiamo nelle montagne. Il clima è già fornace e appena stai in una zona senza aria per più di 2 minuti vedi i tuoi vestiti macchiarsi di un’inevitabile macchia di sudore. Almeno per me, grande sudatore, questo clima è davvero insopportabile. Ma fa parte del gioco.

prima di allenamento

Partiamo io Tommy e un suo allievo. Etta e Ares prendono il sentiero al contrario. Ci incontreremo ad una stazione ferroviaria dopo circa 12km. Il percorso è tecnico ma corribile. Tommy non va in fretta, ma ce la prendiamo comoda. Ci fermiamo ad osservare il paesaggio e la strada. Tommy deve creare un percorso che servirà poi da allenamento per un “camp” di trail-running. Il suo allievo fa foto e segue le istruzioni del maestro in materia di gestione dello sforzo e di tecnica di corsa. Passiamo di fianco a cascate mozzafiato, panorami montagnosi bellissimi e strutture decadenti per via degli uragani ma anche per la loro vecchiaia.

Alla famosa stazione, posta dopo una discesa che sembrava una pista di pattinaggio dal momento che sugli scalini c’era più muschio che sasso, ci fermiamo per aspettare le ragazze. Ares è già lì che ci aspetta. Partiamo dopo una ventina di minuti per andare a cercare Etta, che non arriva. Corriamo sui binari della ferrovia. Insomma, una pazzia ma che vale veramente la pena. Quando sentiamo il treno ci mettiamo al lato. Bisogna fare attenzione soprattutto alle gallerie. Che forte!

sui binari

Dopo esserci rinfrescati nel fiume, siamo partiti per l’oceano. A Yilang, location famosa per il surf, ci mettiamo sulla spiaggia in costume da bagno ma non resistiamo alla tentazione di metterci anche noi a fare un po’ di surf. Ricordi vaghi di un viaggio alle Hawai’i di qualche anno fa, riesco a prendere qualche onda e mi diverto come un bambino. Dopo il calar del sole e la cena, a base di frutti di mare (sempre squisito), ci dirigiamo verso la capitale. La colonna è ancora molta. Arriviamo a mezzanotte a casa, io non ce la faccio più, domani mi toccherà un viaggio di 20 ore per attraversare il pacifico e arrivare fino a Los Angeles.

LEI arriva tardi stanotte, ma resta con me e mi accompagna all’aeroporto l’indomani mattina. Un arrivederci a Taiwan è d’obbligo. Sicuramente non sarà un addio. Ho trovato tutto qui. Felicità, amore, amicizia, voglia di scoprire. Sono superficiale, lo so, ma non riuscirò mai a trasmettere le mie vere emozioni.

Negli Stati Uniti mi allenerò in Colorado per un mese e poi un altro mese lo passerò un Cile. Che bello, quest’anno è sempre un sogno.

 

OLéééééé #PIPPA

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