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Correre per i migranti, per degli eroi, un dovere

“El Maraton del terror” lo chiamerei. Io corro i deserti come loro, loro li attraversano a tutte le età, senza aiuti. Quando arrivano ai punti di rifornimento non c’è nulla da mangiare o bere, solo poliziotti. Quando tagliano la linea del traguardo, non c’è un premio, solo gente che sta alla larga o che li guarda con diffidenza. Ma a loro non interessa. Sanno di essere eroi nel loro cuore.

A cosa siamo ridotti? Litighiamo perché non abbiamo una coscienza. Ci sono voluti 250 coraggiosi perché arrivasse un richiamo della natura forte a una situazione intollerabile. Quale popolo non ha deciso di migrare? Noi ticinesi? A me pare di no… E non venite a dire che è storia o che è più complicato perché sono le risposte di chi la storia non la conosce.

A quelle persone che continuano a nascondersi dietro i propri privilegi, difendendo ideali come la libertà, la democrazia, la Svizzera tollerante e rispettosa dell’altro, vorrei tanto poter far cambiare idea con una semplice frase. Ma questo non è possibile. L’egoismo, il materliasimo, la paura del nulla e la frustrazione non ha limiti e quindi si può cmbattere solo con i fatti, con prese di posizione decise.

Anche se le poche “sprayate” o i fumogeni gettati a terra sono come al solito esagerazioni di qualche persona che si fa coinvolgere troppo dalle situazioni, la manifestazione di Chiasso avvenuta pochi giorni fa è perfettamente coerente e giustificata.

A Chiasso, insomma, qualche persona che possiede ancora un briciolo di umanità ha deciso di schierarsi e di difendere delle persone che cercano solamente un futuro degno. Una dignità che per noi è intoccabile, ma non sembra esserlo per loro.

Mi trovo lontano, dall’altra parte del pianeta. Ma quanto avrei voluto esserci. Lo ammetto. Oggi mi schiero anche io. Mi schiero contro una Svizzera ipocrita. Contro un continente europeo intollerante. Contro la mancanza di rispetto e l’ignoranza. Perché pensate che queste persone scappino? Se potessero, non se ne starebbero beate nelle loro terre invece di attraversare mille pericoli e pagare oro?

Sono giunti fino alla fine. Sono eroi. Eroi per aver sopportato ingiustizie da ogni lato. A casa loro, durante il loro tragitto infinito e poi ancora in un Europa che del rispetto non sa nulla. Anzi sapete che cosa? L’europeo del rispetto non ne ha MAI saputo nulla, ma non ha mai nemmeno espresso il volere di conoscerlo. Insomma, anche se non posso rinnegare le mie origini, mi vergogno di essere europeo, di essere parte di una comunità di finti “sapientoni” e avvocati dei “diritti dell’uomo” che poi alla prima occasione dimostrano la loro vera identità.

Forse anche io sono così. Tale quale come la maggioranza degli europei. Ma almeno cerco di farmi un’esame di coscienza. Di guardare oltre. Il fatto di aver visto la miseria, di aver sentito storie di migranti e di averli incontrati mi ha forse aiutato ad aprire un po’ gli orizzonti. E quindi oggi, almeno a parole, voglio combattere. Voglio schierarmi.

Se io sto con Lisa Bosia, sto anche con i manifestanti di Chiasso. E ho deciso quindi di correre le ultime due maratone in nome di chi di chilometri ne fa centinaia in più di me, in condizioni peggiori e non ha nemmeno qualcuno che lo ascolta. Sono eroi, sono persone incredibili che dimostrano quanto l’essere umano meriti di aver un’eguaglianza. Sono spiriti di luce che chiaramente nemmeno passano attraverso il buio totale europeo.

Liberté, égalité, fratenité? Cosa? Non ho capito bene…. Questi valori, se mai sono veramente esistiti, sono spariti. Finché gli europei pensano che questi valori siano solo per loro, non valgono nulla.

Facciamoci un’esame di coscienza. Miglioriamo noi stessi per migliorare il mondo. Cerchiamo la luce, non l’odio. Apriamo le porte all’altro, alla diversità, a queste persone che cercano solo una cosa: l’amore e la fratellanza.

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