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Una gara durissima, l’Atacama Crossing in dettaglio!

Si sapeva che il deserto di Atacama fosse duro. L’ho scoperto personalmente restandoci un mese a prepararmi. Un caldo secco che ti blocca le vie respiratorie, una sudorazione completamente allo sbando. Tutti fattori che non aiutano alla corsa insomma. Ma delle 3 gare di Racing the planet disputate finora, sicuramente non mi sarei aspettato che fosse la più dura. Ma riassumiamo brevemente ciò che è successo.

La settimana prima della gara per me  è stata come una gara. Ho dormito male e poco. Ero in preda allo stress e tutti volevano fare qualcosa con me, sicché ho patito molto la stanchezza e mi sono completamente deconcentrato dal mio obiettivo: finire la gara sano e fra  i primi 10. Insomma ripetere le prestazioni di Namibia e Cina.

Valentina, una massaggiatrice eccellente e amica, mi aiuta a recuperare con massaggi e taping. L’infortunio di inizio settembre è sempre latente e mi lascia sempre abbastanza sull’attenti. Olio di Marijuana, massaggi e tape, riescono però a contenere il danno. Sarò alla linea di partenza domenica in piena forma, si spera almeno.

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Sabato, prima della partenza per Rio Grande, primo campo, vado solo in un ristorante per mangiare l’ultimo vero pasto. Per ironia della sorte, incontro due ticinesi in viaggio per il Cile, Stefan e Clio. Stefan l’ho riconosciuto perché giocava a pallacanestro con un mio amico. Il mondo è davvero piccolo, incredibile. Dopo il mio ultimo piatto di pasta, si parte. Il primo campo è molto bello. Le tende bianche in mezzo a rocce rosse e il tramonto, rendono lo spettacolo davvero mozzafiato. L’indomani si parte, la tensione è alle stelle, ma bisogna riposare. 3300 m.s.l.m significano freddo. Difatti di notte la temperatura scende drasticamente e io patisco. So che tutta la settimana, dal momento che non ho portato nessun tipo di giacca pesante, soffrirò abbastanza.

10 minuti, 5 minuti, 3,2,1, via. Il conto alla rovescia sembra essere in secondi e non minuti. La prima tappa scatta quando io ancora stavo mettendo il numero e la mia 3tta (sciarpa giordana) era ancora nelle mie mani e non sulla mia testa. Ma chi se ne frega, bisogna partire, restare davanti e non perdere tempo prezioso. Scatto allora con le spille staccate, la sciarpa in mano e lo zaino slacciato. Disorganizzazione massima, ma riesco ad infilarmi dal retro, tagliando la strada a molti e a prendere i primi, posizionandomi dietro Tommy Chen. Con il passare dei minuti riesco ad organizzare il tutto. Nelle salite cammino, così posso attaccare le spille e mettermi la sciarpa. mi fermo un secondo per mettere le ghette sulle scarpe e poi via riparto. Tengo un buon ritmo sicché mi ritrovo su una piana e passo Jax e Iulian, diventando automaticamente terzo. L’altitudine sta giocando un brutto scherzo a molti e io so che ho un vantaggio. Terza posizione che poi terrò fino alla fine, senza mai mollare. La prima tappa si conclude in bellezza, scioltezza fisica. Sono contento, carico ma sono anche realista: i primi due avevano qualcosa in più e so bene che per tenere il loro ritmo dovrò sputare sangue. Ma chi ha detto che non voglia davvero farlo?

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Secondo giorno. Acqua, molta acqua. Ma non da bere. Acqua di un fiume gelido. 8km almeno, all’inizio. Si sa che sarà delicato soprattutto per le fiacche e per le ghette. Parto senza ghette, per evitare che si bagnino e si sporchino già troppo. I primi 10 km sono terribili. L’acqua fa perdere i sensi ai piedi da quanto è gelata e il percorso non risparmia nessuno. Un continuo zig-zag attraverso un rio in mezzo a un canyon d’una bellezza esilarante. Godi e soffri allo stesso momento, soprattutto quando bisogna saltare in una pozza e che quasi mi fa perdere l’equilibrio sotto la vista di tutti i fotografi. Il rischio più grande sono le storte ale caviglie. Il fiume è sassoso e molto forte, quindi bisogna sempre passare facendo molta attenzione ma senza nemmeno metterci anni luce. Al primo check point mi fermo per mettermi le ghette, ma non cambio le calze. Primo grande errore settimanale che mi porterà solo molti problemi. Dal 20km in poi, vedo le stelle. Le fiacche si fanno sempre più sentire. I km da percorrere sono ancora 24 e so che la situazione non farà che peggiorare. Che stupido! Erano solo 5 minuti per cambiare le calze. Non importa, devo andare avanti. Dopo il CP3, ultimo della giornata, mancano 10,4 km. Un’eternità. Il GPS non funziona e sono perso. Le fiacche mi sfiancano a ogni passo e il terreno duro, salato e completamente scostante mi costringe a stringere i denti ogni secondo. Ma non è finita. Il secondo grande problema comincia qui: lo stomaco. La nausea si fa sempre più forte. Penso che è dovuto al fatto che comincio a disidratarmi e non ho preso abbastanza sale, ma non è così e lo scoprirò più avanti. Finisco la giornata in agonia. Felice di tagliare il traguardo e riposare, ma sapendo che d’ora in avanti la gara sarà mentale. Una sofferenza che durerà ancora 3 lunghe giornate.

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Nella tenda medica mostro le fiacche. La nausea sparisce. Pulisco i piedi con il sapone. Brucia, mi viene da urlare ma poi penso che molta gente soffre di più e quindi sto zitto. le fiacche sono proprio sul tallone e diventeranno più grandi se non me ne prenderò cura. Vado in tenda stanco e nervoso. La tappa l’ho terminata all’8 posto, ma non mi interessa, il mio stato d’animo si abbassa.

La terza mattina è dura. Soprattutto quando devo mettermi le scarpe. Che male, ma come farò a continuare? Zitto e avanti, non piangere. Ancora una volta in ritardo (mi sono dimenticato di dire che anche il secondo giorno ero in ritardo). Ma questa volta non sono l’unico, anche Tommy e altri lo sono. Sarà la forte concentrazione di litio nell’aria del deserto di Atacama che ci rende tutti più rilassati. Si parte, primi 20 km super. I primi 6 in 5 minuti. Le speranze sono sempre accese fino a che devo fermarmi per un dolore allo stomaco. Provo a defecare, esce sangue. Ma sto meglio. Vado avanti e perdo il gruppo. Le forze diminuiscono. Dopo 5 km ancora un attacco. Defeco e ancora più sangue. Fa male. Lo stomaco è sottosopra. Io sono a pezzi. Fa caldo e ho i brividi come se avessi la febbre. Al CP dico che non sto bene ma so che al prossimo CP sono solo 6km. Decido di bere, sedermi un attimo e ripartire. Disastro. Dopo 2km sono in rotta totale. cammino a malapena. La salita è una pietraia orribile. Sono le 12, il sole picchia e non mi lascia in pace. Continuo a fermarmi. Mi manca l’aria e devo defecare, esce sempre più sangue. Che dolore, penso. Devo forse ritirarmi? Ho pensato per un minuto. Poi mi sono detto che i medici forse avrebbero potuto aiutarmi. E allora avanti tutta, forza Filippo, sei forte e ce la faremo. Il CP sembra non arrivare mai. Quando lo scorgo dopo una duna spacca gambe, mi sento sollevato. Il medico Greg è fortissimo. Mi fa domande e poi mi somministra alcune medicine. Mi fermo sdraiato. Altri 4 mi passano nel frattempo. Sono fuori dalla top 10, ma in quel momento voglio solo sentirmi meglio. Improvvisamente dico al dottore che sto bene. Si parte. Metto la musica. ultimi 4 km, durissimi dicono perché sono tutte dune sabbiose e salite ripide. Ma io sono di nuovo forte. Parto in 5a. Non mi fermo. Sembro un ghepardo, corro e non mi fermo. Le dune non mi spaventano, le scavalco con la mia falcata. Fino a che non riprendo tutte le posizioni perse e chiudo in bellezza dopo un arrivo durissimo, una salita sabbiosa in pendenza. Ma…tutto sommato… il paesaggio è sempre più bello.

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Il 4 giorno è decisivo. Arrivare bene in fondo, veloce, per riposare per la tappa lunga. Si parte, prendo la leadership per i primi 15km. Detto io il ritmo. Ho con me le pastiglie per lo stomaco. Corro senza nessuno davanti. Che emozione, ma sono tranquillo. Arrivo al primo CP, nel paesino di Toconao. Passo veloce senza fermarmi troppo. Neill, il nordirlandese secondo in classifica, mi sta alle spalle e mi attacca passandomi. Al CP 2 sono secondo, mantengo ma rallento parecchio. Dopo il CP4 sono tornato alla mia classica 6 posizione, ma comincio a sentire il dolore allo stomaco. Davanti a me 12km di Salar, un terreno orribile. Si parte, corricchio e sto dietro al gruppo, ma lo stomaco mi distrugge ancora, sto sempre peggio. All’ultimo CP mi fermo un attimo, bevo e mi siedo. Riparto quando scorgo un altro atleta dietro di me. Flemming, un danese, decide di correre insieme e finire. Parliamo. Mancano 8km. Ma per me è durissimo resistere, lo stomaco mi fa troppo male. Parte solo quindi. Io in crisi totale. Taglio il traguardo accasciandomi per terra. Mi portano alla tenda medica e mi fanno sdraiare dandomi una Coca Cola (che buonaaaaa). Non capisco il problema. Dicono che è acidità di stomaco. Ma io penso che è anche dovuto al latte condensato che metto nei cereali la mattina. Deve essere andato male. Mi riposo bene, ma devo anche pulirmi le fiacche e l’unghia persa. Ci mancava solo questa. “Riparo” i miei piedi e riesco a raggiungere la mia tenda. Mi sdraio e David, un compagno, mi da una delle sue colazioni per il giorno dopo. Per me, il latte condensato ha i giorni contati.

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Dormito male, molto male. Faceva molto freddo. Il materassino continuava a sgonfiarsi. Meno male che la tenda era fantastica. Che ambiente! Fuori fa molto freddo alle 7 del mattino. 74km davanti a me per terminare la terza gara. So benissimo che dovrò lottare con il cuore. Parto tranquillo, i primi 15km sono devastanti. Ancora Salar, ancora pozzanghere, ancora terreno spacca piedi. Dopo si comincia a correre su terreni migliori. fino al 30km sono in panne totale. Soffro, corro poco e cammino molto. È solo quando passo il CP3 che mi riprendo. 10km al CP4, andiamo. Sarà lunga, il Salar diventa bianco, la luce del sole riflette dal basso. Prima del CP c’è una duna altissima ma la si scala senza difficoltà. In questo pezzo recupero almeno 10 posizioni, rientrando facile nella top 10. Al CP4 vedo Jax in difficoltà ma lei è un leone e non molla mai. Riparte. Iulian ha 20 minuti da recuperare per mangiarmi la posizione, e cerca di distanziarmi. Ma io sono in forma e li passo entrambi. Fino al CP6 tutto benone, corro ascolto musica e mi godo il panorama. So che al CP6 mancheranno meno di 20km e tutto sarà finito. San Pedro sarà alle porte. Solo che uscito dal CP6 ho cominciato a soffrire. Le gambe hanno risposto male, il dolore è salito e soprattutto lo stomaco è peggiorato ancora. Iulian mi recupera, così come Jax. Passo al CP7 in modo disastroso. Mi fermo, prendo un antidolorifico e mi sdraio. Riparto sapendo che mi mancano solo 9km. Ogni passo sarà per avvicinarsi. L’ultimo scorcio è nella famosa valle della luna, spettacolare. Orde di turisti ti fotografano chiedendosi che cosa tu stia facendo. Non mi interessa, voglio il campo, voglio la medaglia. Riconosco il luogo e so che non mancherà molto. Ma sembra infinito. Finalmente la deviazione dalla strada principale mi porta verso il campo. È fatta, che emozione. La tappa che più avevo temuto è passata. Festeggio, abbraccio tutti, so che ormai 8km mi separano da San Pedro, dal cibo, dalla birra.

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Il giorno di riposo è noioso, come al solito. Poco da fare ma sempre poco riposo perché bisogna organizzare molte cose. Durante la gara Scott e Molly, due fotografi che hanno seguito anche Jax e Thanh, un’atleta vietnamita, hanno seguito anche me. Fra di noi è nato un bel rapporto e hanno fatto un ottimo lavoro. Il giorno di riposo abbiamo dovuto organizzare molte cose, sicché non ho riposato molto. Andare a dormire è stato un incubo. La mattina sembra non arrivare mai. Ma che ci si vuole fare…

Si parte, pronti partenza e viaaaaa… a San Pedro. Parto come un fulmine, prendo la testa, ma vengo sorpassato prima. Entro a San Pedro come 5. Si arriva in piazza. Arrivato vicino all’arrivo Leila ha messo un cartello con scritto “Vai Pippa, sei il migliore”, che accoglienza! Era come arrivare a casa. Leila mi ha aspettato e mi ha portato delle birre. La pizza era offerta, che buono. Mi sono goduto la festa tutto il sabato, bevendo mangiando e la sera ballando. Ho lasciato San Pedro con il cuore in gola domenica sera. Troppe le emozioni vissute in così poco tempo. Ma la vita è così, si prende per poi lasciare.

Una medaglia meritata fino alla fine, sofferta e conquistata con il cuore! Sono estremamente soddisfatto e so che ora manca solo una gara fra me e il mio traguardo!

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#PIPPA

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